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 NEWS - C.A.M.P.
09/10/12
Martin Riegler: "Sul Kako Peak una scalata fantastica"
La via nuova, aperta all'inizio dello scorso mese di agosto sulla parete est di quello che ora si chiama Kako Peak (4900 m), è stata battezzata Ramadan e in 1100 metri presenta difficoltà di 6c+/7a e A2
www.camp.it
C.A.M.P.

Una cima inviolata e senza nome, un picco di granito che prometteva una scalata entusiasmante. Così l'altoatesino Martin Riegler, testimonial C.A.M.P., ha deciso di provarci e insieme al fratello Florian ha trasformato il sogno in realtà: una prima assoluta nel cuore del Karakorum, un'avventura tra esplorazione e impegno tecnico nel bacino del Baltar Glacier. La via nuova, aperta all'inizio dello scorso mese di agosto sulla parete est di quello che ora si chiama Kako Peak (4900 m), è stata battezzata Ramadan e in 1100 metri presenta difficoltà di 6c+/7a e A2.

«Il nostro obiettivo, già tentato nel 2008, era il Darwo Chhok che rispetto a quattro anni fa presentava però maggiori pericoli oggettivi» spiega Martin. «Per cui, dopo aver salito una quindicina di tiri, abbiamo preferito non insistere e puntare ad un'altra cima inviolata. Nella lingua del posto Kako significa “fratello grande” e, visto che la “nostra” vetta è affiancata da una più piccola, abbiamo pensato di chiamarla Kako Peak».

E il Kako Peak è stato all'altezza delle aspettative?
«Per chi vuole arrampicare su roccia è davvero la montagna ideale, che ci ha regalato una via fantastica nettamente divisa in due parti: la prima su placche appoggiate stile Marmolada e la seconda, oltre una grande cengia, molto ripida e culminante in tre punte che ricordano le Tre Cime di Lavaredo. La parte superiore ci ha impegnato per due giorni, lungo un continuo sistema di fessure: la via è molto logica, con tiri spettacolari – mai trovati così altrove! – dove abbiamo usato soltanto protezioni veloci. Pensavamo unicamente a scalare ed è stato un puro piacere, nonostante le piogge notturne (per essere leggeri eravamo senza tendina...) e i due tratti trovati bagnati e risolti in artificiale».

A proposito di equipaggiamento: come ti sei trovato con i prodotti CAMP?
«Devo innanzitutto dire che i rinvii Photon, leggerissimi e con moschettoni full-size che non danno problemi anche indossando i guanti, in montagna sono il massimo e fanno davvero la differenza. Io, tra l'altro, li uso anche in falesia: durante in tentativi “a vista” ogni grammo in meno è importante. Avevamo anche diversi moschettoni Nano 23: li abbiamo usati per portare i friend e poi per le calate in doppia, bloccando la leva con del nastro adesivo! Eccezionali i chiodi, come sempre (anche se sul Kako Peak li abbiamo usati soltanto alle soste) e l'imbrago Stratos: l'ho indossato per l'intera ascensione, di giorno e di notte senza mai toglierlo, e l'ho trovato comodissimo. Anche il casco, il leggerissimo Speed, non l'ho mai tolto, neppure durante il sonno: alla fine era come una parte di me, non mi rendevo nemmeno più conto di averlo in testa!».

Che sensazioni ti ha lasciato questa avventura?
«Una grande soddisfazione. Anche se eravamo in Karakorum, siamo riusciti ad arrampicare nel nostro stile, come nelle Dolomiti: attaccare una parete e andare avanti velocemente, una lunghezza dopo l'altra, senza assedi con le corde fisse. La differenza, rispetto alle Dolomiti, è che in caso di incidente la faccenda si sarebbe fatta molto complicata! E poi c'è stata l'emozione, davvero forte, di toccare una cima dove nessuno era mai stato».

Hai altri progetti del genere?
«Nonostante tutto – l'organizzazione, gli avvicinamenti, le attese al campo base, gli scioperi dei portatori... – mi piacerebbe tornare in quei posti. Anche perché una spedizione non è soltanto alpinismo: è un'esperienza più ampia che permette di conoscere gente diversa e luoghi nuovi, tra cui angoli remoti a tre giorni di cammino dal villaggio più vicino».

Visito il sito ufficiale di Martin: www.rieglerbrothers.com


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